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Networking relazionale

Per attivare e gestire un network di successo bisogna anteporre e recuperare le doti relazionali che sono l’ingrediente principale per qualunque forma di business.
di Angelo Stera

Di primo acchito il titolo potrebbe risultare ridondante - per alcuni aspetti forse lo è - ma cambiando l’ottica interpretativa possiamo osservare che le due parole mantengono un carattere individuale, infatti, possono seguire percorsi comuni e paralleli, ma mai essere sovrapponibili.

Partiamo dalle definizioni: il networking, è definito dal Collins Dictionary, come il processo di incontrare nuove persone che potrebbero esserti utili nel tuo lavoro, spesso attraverso attività sociali.

Relazionale è, invece, ciò che concerne o istituisce una relazione: nesso r., legame r., tessuto r, etc. Rappresenta soprattutto l’insieme delle comunicazioni che avvengono all’interno di un determinato sistema sociale (per es., la famiglia o un gruppo).

La domanda è lecita: perché marcare questo confine enfatizzando le differenze? A mio avviso per attivare e gestire un network di successo bisogna anteporre e recuperare le doti relazionali che sono l’ingrediente principale per qualunque forma di business. Una condicio sine qua non incontrovertibile. Tradotto: la qualità dei miei affari è direttamente proporzionale alle qualità delle mie relazioni.

Altra marcatura: sto parlando di qualità, non di quantità! Proviamo ad esaminare alcuni aspetti che potrebbero tornare utili a questa riflessione. Al giorno d’oggi entrare a far parte di un network è relativamente facile, sia in modalità analogica (vis à vis) che digitale, attraverso l’utilizzo dei Social.

La regola base è relativamente facile da apprendere, basta conoscere e applicare la teoria dei “Sei gradi di separazione”* anche nota come l’algoritmo interno di Internet, per attivare - senza troppa fatica - un proprio network. Faccio notare che la teoria appena citata deriva dal mondo analogico ed è stata applicata a quello digitale. Fino a qui nulla di complicato, incontro nuove persone con cui scambiare informazioni e al momento giusto presento il mio “prodotto” con l’obiettivo di sviluppare affari. Quali skills occorrono? Un minimo di intraprendenza e loquacità, tecniche di vendita, personal branding, intuito per gli affari, del tempo da dedicare all’attività. Va bene, ma con che impatto, con quale risultato, con quale investimento di tempo? Sì, perché l’attività di networking indica che queste relazioni devono essere vissute, gestite, coltivate e sviluppate nel tempo con un obiettivo di medio e lungo periodo. A questo punto spostando la riflessione sulla componente Relazionale possiamo provare a immaginare cosa il networking NON è:

  • NON è solo ricerca e condivisione di contatti e informazioni per cercare di ottenere per forza qualcosa dagli altri;
  • NON è solamente vendita;
  • NON è misurare in maniera analitica e statistica i risultati ottenuti;
  • NON è costringere amici, conoscenti e conoscenti di conoscenti ad entrare a far parte del proprio network per fare numero;

Ma allora che cos’è il Networking relazionale? È l’arte di saper creare delle relazioni vere e sincere che si sviluppano in partnership costruttive non solo finalizzate al business, ma anche ad altri aspetti della vita professionale e privata.

La differenza è enorme, così come di gran lunga superiori sono i risultati che si ottengono. Di seguito alcune indicazioni per attivare questa modalità di networking:

  • sincera curiosità verso il genere umano;
  • fiducia;
  • sensibilità percettiva;
  • consapevolezza dei propri limiti;
  • proattività sociale;

Questi sono, a mio avviso, gli ingredienti base dai quali partire. Lo psicologo statunitense Robert Cialdini utilizza una parola specifica: Pre-suasione, ovvero convincere – nell’accezione di vincere con - prima ancora di aver proposto qualcosa. È in sostanza la capacità di preparare il nostro interlocutore affinché sia pronto a ricevere in assoluta libertà la nostra proposta.

Siamo sempre su una dimensione relazionale di qualità, ma di un livello decisamente più profondo.

* La teoria dei sei gradi di separazione in semiotica e in sociologia è un’ipotesi secondo la quale ogni persona può essere collegata a qualunque altra persona o cosa attraverso una catena di conoscenze e relazioni con non più di 5 intermediari. La teoria fu formulata per la prima volta nel 1929 dallo scrittore ungherese Frigyes Karinthy nel racconto omonimo pubblicato nel volume Catene1. Fonte Wikipidia (https://it.wikipedia.org/wiki/Sei_gradi_di_separazione)

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