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Dalle “manette agli evasori” al “carcere agli evasori”,

Ma con regalo di natale.
di Federica De Boni

Da sempre, i leader politici utilizzano gli slogan per comunicare.

 

Così, nella materia penaltributaria, la legge 516 del 1982 giunse al suono del noto “manette agli evasori”: invece il fulcro della normativa era il “reato prodromico” e dunque la contravvenzione, tipico illecito per il quale nessuno è mai stato “ammanettato”.

 

Passati 37 anni, il diktat è ora “carcere agli evasori”, nulla di nuovo. In realtà, il mezzo con cui si perseguono tali fini (il d.l. 124 del 26/10/19, appena convertito, con modifiche, dalla Camera quando viene redatto questo scritto) dedica un solo articolo ai profili penali, cioè l’art. 39, mentre il testo pubblicato sulla G.U. consta di 21 pagine, fitte di norme fiscali nei settori più disparati; d’altro canto, il testo di conversione approvato alla Camera consta di oltre 200 pagine, a onta della brevità degli slogan.

 

Nel merito, poco di più della “solita” altalena delle soglie di punibilità e dell’aumento delle pene, ma con due novità essenziali.

La prima sembra deflagrante, atteso che (con il nuovo art. 12 ter d.lgs. 74/00) viene estesa ai colpevoli dei più gravi reati fiscali la disciplina dell’art. 240 bis c.p., cioè la confisca dei beni sproporzionati ai redditi dichiarati: vedremo professionisti e imprenditori chiedere l’elemosina agli angoli delle strade?

 

La seconda è invece un vero regalo di Natale, essendo ora inseriti i più rilevanti reati fiscali nel “catalogo dei reati” per i quali sono punite le società ex d.lgs. 231/01.

 

Ciò dovrebbe comportare la fine di questioni spinose e delicate nella materia della confisca obbligatoria del profitto del reato, anche per equivalente, ex art. 12 bis d.lgs. 74/00.

 

A partire dal noto caso Unicredit - Profumo, invero, non si capiva come il reo – amministratore potesse subire la confisca del profitto del reato (cioè l’imposta evasa) nelle ipotesi in cui non lo avesse conseguito di persona (cioè qualora il vantaggio fosse rimasto a disposizione della società).

Di qui mille argomenti e mille “sottigliezze” interpretative per giungere a sequestrare e confiscare i beni della società, anche con sentenze della Cassazione a SS.UU.

 

Ora si potrà ricorrere anche alla confisca dell’art. 19 d.lgs. 231/01: una tantum, forse il legislatore è riuscito con tratto di penna a cancellare fiumi di parole.

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